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Vino e personalizzazione: non esistono vini migliori, ma vini giusti per ciascuno

10 Lug 2026 3 min lettura Giulia Ledda

 

Qual è il vino migliore al mondo? È una domanda che mi è stata rivolta tante volte.  Mi chiamo Giulia e mi occupo di comunicazione del vino da oltre 10 anni. In questa rubrica di Elier App, vorrei accompagnarvi alla scoperta del mondo del vino, con un approccio semplice, curioso e pratico.

Ho iniziato a lavorare nel mondo del vino nel 2015, in occasione di Expo Milano. All’epoca facevo la hostess e accompagnavo i visitatori alla scoperta del Padiglione del Vino. Tra oltre 1.200 etichette disponibili, gli ospiti mi facevano sempre la stessa domanda: “Qual è il vino migliore da assaggiare”? Era comprensibile: con pochi euro si potevano degustare anche bottiglie normalmente fuori portata.

La verità è che non esiste “un vino migliore”. Per qualcuno, un Chianti Classico strutturato non è necessariamente migliore di un Lugana d’annata. È vero che un rosso con qualche anno alle spalle può essere più complesso, più persistente e avere un’espressività maggiore, oltre a un prezzo spesso più elevato. Ma questo basta per renderlo migliore?

Ci sono dei parametri oggettivi che determinano la qualità del prodotto: equilibrio o armonia, intensità e complessità, persistenza (o lunghezza al palato), assenza di difetti, tipicità (identità legata al territorio). Ma siamo sempre noi – le persone – che facciamo la differenza nella scelta.

Negli ultimi anni siamo passati dal chiedere “qual è il vino migliore?” a una domanda molto più interessante: “qual è il vino giusto per me”? È lo stesso cambiamento che sta avvenendo in tanti altri settori, dalla musica allo streaming fino ai viaggi. Anche il vino sta diventando sempre più personale.

A guidarci sono i nostri gusti, ma anche il contesto. La percezione di un’etichetta può cambiare a seconda del momento in cui la degustiamo: il racconto di un produttore, una cena tra amici, un pranzo in famiglia o una serata sul divano possono cambiare profondamente l’esperienza.

E non solo: i nostri gusti evolvono nel tempo. Quello che ci conquistava dieci anni fa potrebbe non essere più la nostra scelta di oggi. Anche per questo la ricerca del “vino migliore” lascia spazio alla scoperta del vino più adatto a noi, in quel momento.

Ma come si fa a scoprire davvero ciò che ci piace? Innanzitutto, ci si lascia guidare dal proprio palato: preferisco prodotti più corposi e intensi o di facile beva? Poi, esistono i “momenti chiave”. Il vino per me è un aperitivo o è abbinato al cibo? Prediligo prodotti più tradizionali o mi piace sperimentare?  

Se la materia ci è nuova o siamo degli eterni indecisi, la tecnologia può diventare un valido alleato. Applicazioni dedicate, piattaforme di acquisto con descrizioni dettagliate, quiz sulle preferenze o strumenti basati sull’intelligenza artificiale possono aiutarci a riconoscere i nostri gusti e suggerire vini coerenti con il nostro profilo. Non scelgono al posto nostro, ma ci accompagnano nella scoperta, aiutandoci a uscire dalla comfort zone e proponendoci etichette che forse non avremmo mai preso in considerazione.

In fondo il vino non è una gara e nemmeno una classifica. È un’esperienza fatta di gusti, ricordi, emozioni e momenti condivisi. Esistono etichette straordinarie dal punto di vista tecnico, ma quelle che ricorderemo davvero saranno sempre capaci di emozionarci al momento giusto. Forse la domanda da cui partire non è “qual è il vino migliore al mondo?”, ma “qual è quello giusto per me?”.

Ed è proprio da questa idea che nasce Elier App, uno strumento pensato per aiutare i wine lover a conoscere meglio i propri gusti, tra preferenze personali e aspetti più tecnici. Perché vera innovazione non è trovare il vino perfetto, ma rendere più semplice trovare quello giusto per ciascuno di noi.

Giulia Ledda
Pubblicato da Giulia Ledda · 10 Lug 2026

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