Pantelleria, non solo passito e capperi ma terra ricca di sfumature

da | Apr 2, 2026 | Blog

Un’anima vulcanica travolgente si esprime decisa nei bianchi secchi.

A Luglio noi di WinesCritic.com siamo stati ospiti del Consorzio di Tutela Pantelleria Doc per approfondire la zona vitivinicola più a Sud d’Italia.

È stato un incontro di grande impatto, l’isola rapisce immediatamente così come il calore e l’orgoglio delle persone che la abitano.

L’isola di Pantelleria è grande 84 km2, grande circa quanto l’isola di Mykonos per avere un termine di paragone. Si gira bene in poco più di un’ora a bordo di un motorino o di un’ auto.

È un isola selvaggia ed aspra, basti pensare che non ci sono spiagge di facile balneazione ma che bisogna sempre trovare degli angoli rocciosi per poter scendere in acqua.

Situata nel centro del Canale di Sicilia, nel Mar Mediterraneo, l’isola è nota con l’appellativo di Perla Nera e si trova a metà strada (seppur di poco più vicino alla Tunisia) tra la Sicilia e le sponde della Tunisia.

L’isola ha dunque due anime ben divise, un’anima che guarda l’Italia, rivolta a Est dove sorge il sole, un’anima che guarda ad Ovest dove tramonta il sole.

Questa distinzione è stata davvero importate ed è stata portata all’attenzione numerose volte durante il nostro soggiorno di tre giorni sull’isola.

Sei di Khamma o sei di Scauri? Una domanda lecita se sotto sotto non nascondesse la volontà di mettere in mostra la natura differente degli abitanti e la loro posizione geografica sull’Isola.

È evidente che entrambe siano splendide e che da una si possa ammirare l’alba (Khamma) e dall’altra si possa ammirare il tramonto (Scauri) eppure non è così….

Allegoricamente parlando Khamma rappresenta la parte di terra dove risiedono i lavoratori, i contadini, le persone che si svegliano presto al mattino e lavorano duramente la terra beneficiando di ore di luce meno violente ed ottimali per la produzione di capperi, uve da vino, pomodori e varie.

Di contro Scauri in alcune conversazioni è stata vista come la zona in cui si godono i tramonti da uno splendido dammuso. O sicuramente la zona di chi è arrivato dopo ad investire e credere in questo territorio.

L’isola è autentica grazie alla presenza di dammusi e muretti a secco che la incorniciano da Nord a Sud.

Il dammuso è l’abitazione locale, un volume elementare spesso di forma quadrata rivestito da pietre locali disposte a secco.

I muretti a secco dominano in gran parte l’isola e ne costituiscono l’ossatura principale. Contribuiscono ad aumentare la bellezza dell’isola ma sono importantissimi per la sostenibilità e la possibilità di fare agricoltura sull’isola.

I muretti a secco dell’Isola di Pantelleria sono stati dichiarati Patrimonio Immateriale dell’Umanità nel 2018.

Spiccano tra i motivi principali di questo importante riconoscimento la costituzione dei terrazzamenti coltivati, la sostenibilità ambientale, il ruolo di difesa del suolo e la testimonianza del legame tra uomo e natura.

Un anedotto sui muretti a secco di Pantelleria? Si stimano oltre 12000 Km di muretti a secco sull’isola, un numero impressionante che equivale a venti volte la muraglia cinese.

Ma parliamo adesso dei vini che qui si producono e del loro fascino per incuriosire quei lettori che non hanno ancora avuto modo e possibilità di assaggiare la potenza e la solarità di queste espressioni.

Unitamente ai capperi di Pantelleria, il passito di Pantelleria ricopre un ruolo fondamentale per l’economia locale.

Io stesso sono stato colpito ed ho approfondito questa zona vitivinicola grazie all’interesse mosso nei confronti di questa espressione. In quest’articolo racconteremo le due versioni principali di vinificazione dei vini dolci passiti e dei vini bianchi secchi.

Il grande protagonista a Pantelleria è lo Zibibbo, conosciuto anche come Moscato d’Alessandria. Da non confondere con il Moscato Bianco utilizzato invece nella produzione di Moscato d’Asti.

Il Moscato di Alessandria mostra riflessi più marcati, maturazioni importanti e sensazioni di calore gliceriche al palato che non raggiungono il vitigno con l’appellativo bianco.

Il Moscato di Alessandria o Zibibbo a Pantelleria viene coltivato su piante spesso ultra decennali, a volte centenarie, protette dai muretti a secco.

Il sistema di allevamento diffuso è l’alberello pantesco, un alberello molto basso con diverse branche (ramificazioni dei tralci) che si allungano per oltre 1 metro in alcuni casi. Il sesto d’impianto è molto largo per evitare la competizione tra le piante per le risorse idriche, sempre molto esigue.

Intorno alle piante viene spesso scavato un solco che viene rinnovato più volte in un anno. Questo ha molteplici funzioni. Protegge la pianta, tiene pulito lo spazio vicino alle radici e all’apparato fogliare molto basso evitando la competizione con le infestanti, riesce a raccogliere la rugiada mattutina e porta un po’ di sollievo alle radici in grado di sorbire anche la minima parte di acqua dal terreno e dall’atmosfera.

Per anni la produzione dei vini sull’isola è stata rivolta sempre alla stilistica dolce ed appassita, tanto da meritare un notevole fregio nell’enologia italiana ed arrivare fino ai giorni nostri percepita come un’eccellenza nazionale.

Oggi le cose stanno cambiando, c’è molto interesse alla produzione di vini bianchi secchi ottenuti da uve Zibibbo. Essi possono essere meno alcolici e sanno essere espressivi sia con pochi anni sulle spalle che invecchiati.

È giusto investire in questa direzione perchè il mondo corre veloce e l’opportunità di poter portare la terra vulcanica nel calice è certamente amplificata con questa gioventù del prodotto.

Il vino bianco secco si produce come qualsiasi altro vino bianco secco. Si lavora in acciaio, si fermenta un mosto chiarificato con temperature controllate e si comprende il potenziale del prodotto che può essere incrementato con battonage ed affinamenti su fecce fini. Solitamente a Febbraio o Marzo è pronto per essere imbottigliato.

Il vino passito invece è decisamente affascinante e può essere diverso da altre pratiche e differire tra produttore e produttore. Il metodo principale è l’appassimento delle uve in campo aperto.

C’è una distinzione importante da fare, abbiamo menzionato il vino secco ed il Passito di Pantelleria ma al centro di questa scala troviamo anche il Moscato di Pantelleria che sta ottenendo un notevole successo negli ultimi anni. Più leggero di un Passito si ottiene con uve che hanno subito un appassimento più blando per poche settimane, spesso si ottiene da pressatura soffice e diretta a differenza del passito.

Il Passito di Pantelleria si ottiene in molti casi da una vendemmia delle uve svolta principalmente ad Agosto, uve che vengono poi lasciate appassire al sole per diverse settimana. Ogni produttore può avere la “propria ricetta” ma fondamentalmente si conducono analisi analitiche per comprendere il punto ottimale di concentrazione di zuccheri ed acidità delle stesse dopo un periodo di 3-5 settimane.

Il vento dell’isola aiuta molto in questa fase e le uve vengono girate di tanto in tanto sui graticci e sulle stuoie per equilibrare l’appassimento e non bruciare la faccia esposta al sole.

A questo punto le uve appassite vengono aggiunte ad un mosto in fermentazione che continua a fermentare ed avrà un tenore alcolico più alto e sicuramente un residuo zuccherino di base.

L’isola è degli isolani e di chi ci ha creduto da tempo. Notevole l’apertura mentale dei panteschi che conoscono l’importanza di fare una sana comunicazione sul proprio territorio per incentivare l’enoturismo ed accrescere l’attenzione rivolta nei confronti dell’isola.

Sono stati giorni intensi di degustazioni e visite in aziende che ci hanno affascinato e ci hanno permesso di toccare un mondo a noi così vicino eppure per certi versi così diverso.

La cucina locale è un fiore all’occhiello ed i produttori hanno fatto gruppo per permetterci anche di conoscere e comprendere l’autenticità dei prodotti locali.

La Doc Pantelleria in cui vi rientrano diverse tipologie, Bianco, Moscato e Passito è una Doc piccola che vanta pochissimi produttori imbottigliatori circa una ventina di cui solamente 9 consorziati nel Consorzio di Tutela Doc istituito nel 1997.

Negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante e l’isola è pronta per un’attenzione mediatica assai prossima.

Grazie al lavoro di aziende storiche come Salvatore Murana, alla personalità di Marco De Bartoli, oggi condotta da Renato, alla visione pioneristica e commerciale di Donnafugata, ai numeri e l’incredibile operato di Pellegrino e a piccole aziende come Ferreri, Basile ed Emanuela Bonomo, l’isola è piena di vita e ha tante pagine bianche ancora da scrivere.

 

Wines Critic
Pubblicato da Wines Critic · 02 Apr 2026

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