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Lugana 2025, millesimo equilibrato con agilità e freschezza

Ad inizio Giugno Raffaele e Federica sono tornati in Lugana, ed in particolar modo a Peschiera del Garda per le degustazioni annuali delle nuove annate di un grande vino bianco nazionale.

Supportati dal Consorzio Tutela Lugana la compagnia WinesCritic.com ha degustato oltre 100 vini di produttori associati e visitato ancora cantine nuove per continuare il percorso iniziato 4 anni fa. (Famiglia Olivini, Ca’ Maiol, Perla del Garda e Pilandro).

La Turbiana che si produce nella zona a Sud del lago di Garda è molto differente da produttore a produttore. L’origine della diversità trova sicuramente fondamento nella natura complessa e stratificata dei suoli dove viene allevata.

Il suolo della Lugana origina dall’ultima glaciazione, cui si deve la nascita del Lago di Garda. È un suolo di origine morenica composto essenzialmente da argille calcaree,
che infondono un carattere strutturato e deciso ai vini.

A tal proposito si possono distinguere tre macrozone che hanno da sfondo proprio il lago di Garda.

La Zona più prossima al lago è costituita principalmente da suoli argillosi, di natura pesante che trattengono l’acqua in maniera più importante e danno origine a prodotti con ossa forti e muscoli ben allenati.

La Zona che si allontana di pochi km verso l’interno è una fusione equilibrata di argille calcaree, sasso e scheletro e sabbie più o meno fini. Qui si producono vini con buona profondità, giusto grado di “grassezza” e piacevole equilibrio gustativo.

Nella zona più lontana dal lago i suoli sono più fini e sabbiosi, in alcuni casi i vigneti si trovano su piccole altitudini tra gli 80 e 150 metri sul livello del mare che portano freschezza e carattere ai vini.

La degustazione dei Lugana 2025

In Consorzio abbiamo degustato 45 Lugana 2025 e la conclusione è netta e chiara. L’annata è molto bella, la freschezza e l’armonia “dilagano” nella maggior parte delle espressioni. Sono vini più esili se si pensa a millesimi quali il 2021 ed il 2022 ma non per questo leggeri o banali.

Tra i vini più interessanti si confermano le espressioni di Montonale, Pilandro ed entra Arciera. Molto bene anche Tommasi, Monteci, Famiglia Olivini ed altre che troverete nella lista in fondo al nostro articolo con tutte le referenze degustate.

Molto bene il Lugana Superiore Madonna della Scoperta di Perla del Garda, Sermana Riserva di Corte Sermana, San Pietro Riserva di Pilandro, Demesse Vecchie di Famiglia Olivini e Suère Riserva 2021 di Cà Maiol.

Tra i migliori metodo classico apprezziamo soprattutto Primaessenza Brut di Montonale ed Oro prodotto da Pilandro; Pietro, proprietario ed enologo in azienda è un grande professionista e perfezionista.

 

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Carte dei vini fantastiche (e dove trovarle)

Qualche anno fa sono andata a cena con una persona che si occupava di consulenza per la ristorazione. Quella serata, oltre a degli ottimi piatti, mi ha lasciato molti spunti interessanti.

Mi chiamo Giulia e mi occupo di comunicazione del vino da oltre 10 anni. In questa rubrica di eLier App, vorrei accompagnarvi alla scoperta del mondo del vino, con un approccio semplice, curioso e pratico.

Tra una portata e l’altra, abbiamo parlato di tutto quello che può andare storto in un ristorante: un servizio poco coordinato, una cucina che non comunica con la sala, una gestione del magazzino non ottimale. E poi siamo arrivati a lei, una protagonista spesso dimenticata: la carta dei vini.

Per molti è semplicemente un elenco di bottiglie. In realtà è uno degli strumenti più importanti che un locale abbia a disposizione. Una carta costruita a regola d’arte accompagna il cliente nella scelta, valorizza il lavoro dei produttori, facilita il servizio del personale e contribuisce anche alle vendite.

La buona notizia? Una carta dei vini ben fatta non è una creatura magica uscita dall’universo di Harry Potter. È molto più semplice di quanto sembri, se si seguono alcuni principi.

Non esiste una carta perfetta

Dietro una buona carta dei vini c’è sempre un lavoro di selezione. In alcuni ristoranti se ne occupa il sommelier, in altri il ristoratore o un consulente esterno. In ogni caso, il primo mito da sfatare è: non esiste un modello unico. Ogni locale ha una propria identità e la lista dei vini dovrebbe raccontarla. Un’osteria del territorio avrà un’offerta culinaria diversa rispetto a un ristorante stellato, così come un wine bar avrà un approccio differente rispetto a una pizzeria. Quello che conta è la coerenza tra la proposta gastronomica, il livello del posto e il tipo di esperienza che si vuole offrire.

Come organizzare una carta dei vini

Chi si occupa di formazione e servizio del vino concorda su un punto: una carta dei vini deve essere, prima di tutto, facile da consultare.

L’organizzazione può seguire diversi criteri:

  1. per regione;
  2. per denominazione;
  3. per vitigno;
  4. per produttore;
  5. per fascia di prezzo;
  6. oppure una combinazione di questi elementi.

In più, una buona carta dovrebbe riportare sempre:

  1. nome completo del vino;
  2. produttore;
  3. denominazione o indicazione geografica;
  4. annata (quando prevista);
  5. prezzo della bottiglia (ed eventualmente del calice).

Se lo spazio lo consente, può essere utile aggiungere anche qualche informazione in più:

  1. i vitigni utilizzati;
  2. una breve descrizione dello stile del vino;
  3. qualche nota sull’azienda;
  4. un suggerimento di abbinamento.

L’importante è mantenere una logica, così che la scelta diventi meno faticosa e più consapevole.

Una carta infinita non è sinonimo di qualità

Molti pensano che una carta debba contenere centinaia o migliaia di etichette. In realtà non è così. Una selezione ben costruita e coerente con la cucina può funzionare molto meglio di una lista interminabile che rischia solo di disorientare. Meglio poche bottiglie scelte con criterio che decine di referenze inserite senza un’impostazione precisa.

Deve essere sempre aggiornata

C’è un altro aspetto che trovo particolarmente frustrante. Scegliere un vino, ordinarlo con entusiasmo e sentirsi rispondere: “Mi dispiace, è terminato.” L’elenco dei vini dovrebbe essere un documento vivo: se una bottiglia non fosse più disponibile, dovrebbe essere tempestivamente rimossa. Oggi, grazie ai software di gestione, questo aggiornamento può essere automatico, evitando situazioni di imbarazzo sia per il cliente che per il personale di sala.

Il ruolo di eLier: un sommelier digitale a tavola

Negli ultimi anni molti menu sono diventati digitali. QR Code, tablet e applicazioni permettono di consultare la lista dei vini in modo immediato, filtrando le etichette per territorio, vitigno, prezzo o stile e mantenendo sempre aggiornata la disponibilità. Tutto questo è estremamente utile, ma avere più informazioni non significa necessariamente saper scegliere.

Ed è proprio qui che entra in gioco eLier App.

eLier nasce come un sommelier digitale capace di guidare ogni persona nella scelta del vino in modo semplice e personalizzato. Attraverso un breve percorso guidato, l’utente indica cosa sta per mangiare e le proprie preferenze. In pochi secondi, l’app suggerisce l’etichetta più adatta tra quelle presenti sulla carta.

Nei ristoranti dove non è presente un sommelier, eLier rappresenta un valido supporto. Quando invece il servizio è affidato a figure competenti in sala, l’app diventa un punto di partenza: aiuta il cliente a orientarsi e lascia poi spazio al confronto con chi conosce davvero le proposte in carta.

La tecnologia, quindi, può facilitare la scelta, ma non sostituirà mai ciò che rende speciale il vino: il racconto di un territorio, la filosofia di un produttore e le persone che ci sono dietro ogni bottiglia.

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I 5 errori più frequenti nell’abbinamento cibo-vino (e come evitarli)

Rossi con la carne, bianchi con il pesce. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Mia madre, che non è appassionata di vino, la ripete ogni volta che deve scegliere la bottiglia da aprire a tavola.

Mi chiamo Giulia e mi occupo di comunicazione del vino da oltre 10 anni. In questa rubrica di eLier App, vorrei accompagnarvi alla scoperta del mondo del vino, con un approccio semplice, curioso e pratico.

La regola “rossi con la carne, bianchi con il pesce” è un ottimo punto di partenza. Tuttavia, l’abbinamento cibo-vino si basa su principi ben precisi. Molti degli errori che commettiamo derivano dal fatto che scegliamo un’etichetta in base al sentito dire, senza considerare le caratteristiche del piatto. È soprattutto ciò che mangiamo a influenzare la percezione del vino nel bicchiere.

Ecco i 5 errori più frequenti nell’abbinamento cibo-vino (e come evitarli).

  1. Scegliere un vino che sovrasti il piatto. 

    Uno degli errori più diffusi è scegliere un vino troppo potente rispetto a ciò che si mangia. Un Amarone con una caprese o un Barolo con un’orata al vapore risulterebbero sbilanciati, perché un vino molto alcolico e strutturato può coprire completamente un piatto delicato. La regola è semplice: far sì che l’intensità tra cibo e vino sia simile, in modo che uno non prevalga sull’altro.

  2. Abbinare un dessert a un vino meno dolce. 

    Una torta al cioccolato con uno spumante brut farà sembrare quest’ultimo quasi aggressivo. Ecco perché il vino dovrebbe essere dolce almeno quanto il dessert, se non di più. Alcune accoppiate vincenti: Moscato d’Asti con crostata di frutta, Vin Santo con cantucci, Recioto della Valpolicella con sbrisolona.

  3. Sottovalutare il piccante. 

    Il piccante non è un gusto, ma una sensazione tattile. È considerato nemico di molti vini, perché alcol e tannini amplificano la sensazione di bruciore, rendendo l’esperienza poco piacevole. Con piatti piccanti è meglio scegliere vini freschi, morbidi, poco alcolici e con un lieve residuo zuccherino. Ad esempio, con la cucina asiatica, ricca di pietanze piccanti e speziate, si sposano bene un Riesling o un Gewürztraminer.

  4. Dimenticare l’umami. 

    La nostra lingua riconosce cinque gusti: dolce, salato, amaro, acido e umami. Quest’ultimo è presente in ingredienti come funghi, parmigiano stagionato, pomodoro, salsa di soia e asparagi. È uno degli elementi più difficili da gestire, perché nel vino accentua tannini, amarezza e alcol. Per questo motivo, sono indicati vini poco tannici e ricchi di frutto, oppure spumanti dalla spiccata freschezza e struttura. Un grande classico? Ostriche e Champagne.

  5. Ignorare il ruolo di acidità e sapidità. 

    Acidità e sapidità nel cibo sono due grandi alleate del vino. L’acidità rende il vino più morbido e fruttato, mentre il sale ne attenua amarezza e astringenza. È il motivo per cui bianchi minerali come un Verdicchio dei Castelli di Jesi o un Fiano di Avellino si sposano bene con un carpaccio di pesce al limone o un’insalata di polpo ben condita. Cibi molto sapidi, come bottarga, acciughe, capperi o formaggi stagionati, prediligono vini morbidi e non eccessivamente tannici. Un classico è il connubio tra spaghetti alla bottarga e Vermentino di Sardegna.

L’abbinamento perfetto non dipende solo dal fatto che un vino sia rosso o bianco, ma dall’equilibrio tra i sapori: intensità, dolcezza, acidità, sapidità, umami e piccantezza.

Conoscere questo principio aiuta a scegliere il vino con maggiore consapevolezza, senza rinunciare al piacere della scoperta. Ed è proprio qui che strumenti come eLier App possono fare la differenza: trasformano le regole dell’abbinamento in suggerimenti personalizzati, aiutandoci a trovare il vino più adatto ai nostri gusti e al piatto che stiamo assaporando.

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SOAVE: Vocazione bianchista tra colline e vallate.

di Letizia Porcini.

Il paesaggio del Soave

C’è da dire che l’areale del Soave, tra ampie vallate e pendii scoscesi, non manca di bellezza e storicità, elementi che hanno consentito a queste fascinose colline vitate di guadagnare il riconoscimento come Paesaggio rurale di interesse storico d’Italia nel 2016 (riconoscimento da parte del Masaf) e di Patrimonio di rilevanza mondiale nel 2018 (da parte della FAO).

Gli elementi che lo caratterizzano sono:

  • la pergola veronese, ampiamente diffusa in modo particolare per la coltivazione della Garganega,
  • muretti a secco impiegati per la realizzazione di terrazzamenti, necessari al fine di costituire dei fondi vitati lungo i versanti collinari spesso molto ripidi,
  • e un’abbondante presenza di boschi.

Quest’ultimi trovano particolare sviluppo nella zona est del comprensorio, in corrispondenza dell’UGA di Roncà-Monte Calvarina, dove operano come importante regolatore climatico. E’ in quest’area peraltro che si individuano gli antichi vulcani Crocetta e Calvarina, responsabili della matrice vulcanica che caratterizza buona parte del territorio del Soave.

Si tratta di un vulcanesimo iniziato circa 40 milioni di anni fa (ovvero nel Cenozoico, e in particolare a partire dal periodo dell’Eocene) quando l’area risultava ancora sommersa dalle acque, per poi proseguire in superficie a seguito dei movimenti tettonici e dell’emersione graduale dei fondali marini. Durante la loro attività, i vulcani hanno riversato tutt’attorno ceneri, lapilli e magmi di matrice basaltica creando una discreta variabilità nella stratigrafia.

Il futuro del Soave

La necessità di rendere più riconoscibile il Soave nelle sue differenti sfaccettature ha condotto il Consorzio verso un intervento sui disciplinari di produzione delle DO amministrate (DOCG Soave Superiore e DOC Soave) al fine di rendere più chiara la comunicazione del territorio attraverso i suoi prodotti.

La volontà è quella di scindere la dimensione di pianura da quella collinare che, per la conformazione stessa del territorio, richiede costi e tempi di lavorazione nettamente differenti rispetto al fondovalle, valicando anche il confine della viticoltura eroica in molte circostanze.

 

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Vino e personalizzazione: non esistono vini migliori, ma vini giusti per ciascuno

 

Qual è il vino migliore al mondo? È una domanda che mi è stata rivolta tante volte.  Mi chiamo Giulia e mi occupo di comunicazione del vino da oltre 10 anni. In questa rubrica di Elier App, vorrei accompagnarvi alla scoperta del mondo del vino, con un approccio semplice, curioso e pratico.

Ho iniziato a lavorare nel mondo del vino nel 2015, in occasione di Expo Milano. All’epoca facevo la hostess e accompagnavo i visitatori alla scoperta del Padiglione del Vino. Tra oltre 1.200 etichette disponibili, gli ospiti mi facevano sempre la stessa domanda: “Qual è il vino migliore da assaggiare”? Era comprensibile: con pochi euro si potevano degustare anche bottiglie normalmente fuori portata.

La verità è che non esiste “un vino migliore”. Per qualcuno, un Chianti Classico strutturato non è necessariamente migliore di un Lugana d’annata. È vero che un rosso con qualche anno alle spalle può essere più complesso, più persistente e avere un’espressività maggiore, oltre a un prezzo spesso più elevato. Ma questo basta per renderlo migliore?

Ci sono dei parametri oggettivi che determinano la qualità del prodotto: equilibrio o armonia, intensità e complessità, persistenza (o lunghezza al palato), assenza di difetti, tipicità (identità legata al territorio). Ma siamo sempre noi – le persone – che facciamo la differenza nella scelta.

Negli ultimi anni siamo passati dal chiedere “qual è il vino migliore?” a una domanda molto più interessante: “qual è il vino giusto per me”? È lo stesso cambiamento che sta avvenendo in tanti altri settori, dalla musica allo streaming fino ai viaggi. Anche il vino sta diventando sempre più personale.

A guidarci sono i nostri gusti, ma anche il contesto. La percezione di un’etichetta può cambiare a seconda del momento in cui la degustiamo: il racconto di un produttore, una cena tra amici, un pranzo in famiglia o una serata sul divano possono cambiare profondamente l’esperienza.

E non solo: i nostri gusti evolvono nel tempo. Quello che ci conquistava dieci anni fa potrebbe non essere più la nostra scelta di oggi. Anche per questo la ricerca del “vino migliore” lascia spazio alla scoperta del vino più adatto a noi, in quel momento.

Ma come si fa a scoprire davvero ciò che ci piace? Innanzitutto, ci si lascia guidare dal proprio palato: preferisco prodotti più corposi e intensi o di facile beva? Poi, esistono i “momenti chiave”. Il vino per me è un aperitivo o è abbinato al cibo? Prediligo prodotti più tradizionali o mi piace sperimentare?  

Se la materia ci è nuova o siamo degli eterni indecisi, la tecnologia può diventare un valido alleato. Applicazioni dedicate, piattaforme di acquisto con descrizioni dettagliate, quiz sulle preferenze o strumenti basati sull’intelligenza artificiale possono aiutarci a riconoscere i nostri gusti e suggerire vini coerenti con il nostro profilo. Non scelgono al posto nostro, ma ci accompagnano nella scoperta, aiutandoci a uscire dalla comfort zone e proponendoci etichette che forse non avremmo mai preso in considerazione.

In fondo il vino non è una gara e nemmeno una classifica. È un’esperienza fatta di gusti, ricordi, emozioni e momenti condivisi. Esistono etichette straordinarie dal punto di vista tecnico, ma quelle che ricorderemo davvero saranno sempre capaci di emozionarci al momento giusto. Forse la domanda da cui partire non è “qual è il vino migliore al mondo?”, ma “qual è quello giusto per me?”.

Ed è proprio da questa idea che nasce Elier App, uno strumento pensato per aiutare i wine lover a conoscere meglio i propri gusti, tra preferenze personali e aspetti più tecnici. Perché vera innovazione non è trovare il vino perfetto, ma rendere più semplice trovare quello giusto per ciascuno di noi.

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Quanto costa davvero il digitale per un ristorante?

Oggi una parte sempre più importante del budget di un ristorante finisce nel digitale.

Un sito web da realizzare e mantenere, il menu online da aggiornare, la presenza su Google, le traduzioni per i turisti, la gestione delle grafiche, le prenotazioni e, per chi può permetterselo, persino la consulenza di un sommelier.

Ogni esigenza spesso significa un nuovo fornitore, un nuovo abbonamento o una nuova spesa.

Il risultato? Costi che aumentano e strumenti che si moltiplicano.

Eppure il cliente moderno si aspetta tutto questo.

Vuole trovare il ristorante su Google in pochi secondi. Vuole consultare il menu dal telefono. Vuole leggere la carta dei vini. Vuole ricevere consigli sugli abbinamenti. Vuole un’esperienza digitale semplice e immediata.

Per molti locali, soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni, stare al passo diventa sempre più difficile.

È proprio da questa esigenza che nasce eLier Ristoranti.

Una piattaforma progettata per concentrare in un unico sistema ciò che normalmente richiederebbe diversi strumenti e diversi professionisti.

Con eLier un ristorante può ottenere in pochi clic una landing page professionale, un menu digitale tramite QR Code, la traduzione automatica dei contenuti in più lingue e un sommelier basato su intelligenza artificiale disponibile direttamente ai tavoli.

Non serve più aggiornare PDF ogni volta che cambia un prezzo. Non serve ristampare continuamente i menu. Non serve rinunciare a offrire un supporto nella scelta del vino.

Tutto viene gestito da un’unica dashboard semplice e accessibile.

La vera innovazione, però, è che eLier non vuole essere soltanto un menu digitale.

Vuole diventare il punto di incontro tra tecnologia e ristorazione, aiutando i locali a ridurre costi, semplificare la gestione e migliorare l’esperienza dei clienti.

In un settore dove ogni euro conta e il tempo è sempre poco, avere tutto in un’unica piattaforma può fare la differenza.

Perché il futuro della ristorazione non è aggiungere nuovi strumenti.

È semplificare tutto ciò che già esiste.

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Nasce il Progetto Mosella, il Riesling firmato Nicola Biasi

Un blend di Riesling e Johanniter.

Briedel, giugno 2025 – Dopo aver ridisegnato la geografia della viticoltura sostenibile in Italia con il progetto Resistenti Nicola Biasi e conquistato premi e riconoscimenti con etichette simbolo come Vin de la Neu, l’enologo friulano Nicola Biasi apre un nuovo capitolo internazionale con la nascita di Progetto Mosella.

Un progetto che non è solo geografico, ma filosofico, tecnico e visionario: interpretare il vitigno simbolo della Germania, il Riesling, alla luce del cambiamento climatico, attraverso le lenti della sostenibilità e dell’innovazione.

Il cuore di questa iniziativa si trova a Briedel, nel tratto alto della Mosella, a pochi chilometri dal confine con il Belgio, dove nel 2023, insieme alla biologa Martina Casagrande – collaboratrice di lunga data nella Nicola Biasi Consulting – è stato acquisito un vigneto di 3.000 mq piantato a Kerner e Riesling.

Le due varietà, vinificate separatamente, hanno dato origine a vini diversi e interessanti, ma è stato il Riesling – interpretato in stile secco, più vicino al Rheingau che al canone classico della Mosella – a diventare protagonista del progetto.

Innovare rispettando la tradizione: è questo il principio che guida ogni nostra scelta – commenta Nicola Biasi – Oggi anche in Mosella, grazie a rese basse e a una gestione agronomica di precisione, è possibile produrre Riesling secchi di grande equilibrio e profondità, senza ricorrere al residuo zuccherino. È la risposta concreta a una viticoltura che cambia, in un clima che cambia.”

La vendemmia 2023 ha dato origine a un vino irripetibile, unico nella sua identità e nella sua storia. È l’unica etichetta prodotta con le uve del vecchio impianto: dopo la raccolta, infatti, il vigneto è stato completamente reimpiantato e quel cru, in quella forma, non esisterà più.

Una bottiglia rara, che racconta un luogo ma anche un momento: un Riesling secco, pulito, essenziale, che rompe con la tradizione zuccherina della Mosella per offrire un profilo più diretto, salino e verticale, in perfetto equilibrio con la visione enologica di Nicola Biasi.

Il nuovo impianto, che darà i primi frutti nei prossimi anni, è composto per metà da Riesling e per metà da Johanniter, la varietà del celebre Vin de la Neu.

Questo abbinamento inedito apre la strada a un blend dal grande potenziale: da un lato l’eleganza minerale e la longevità del Riesling, dall’altro la sostenibilità e l’adattabilità del Johanniter, in grado di affrontare condizioni climatiche estreme con una drastica riduzione dei trattamenti in vigna.

Tradizione e innovazione, terroir e tecnica, memoria e visione: Progetto Mosella non è solo un nuovo vino, è la dimostrazione concreta che anche nel cuore più classico del vino europeo è possibile fare ricerca e proporre modelli virtuosi.

Il Progetto Mosella si aggiunge così alla costellazione di progetti che fanno capo a Nicola Biasi, già premiato con il Premio Vitienologia Sostenibile 2025 da DoctorWine e con il Premio Speciale per la Vitivinicoltura Sostenibile dell’Anno da Gambero Rosso nel 2025.

Un riconoscimento del valore di un lavoro che non si limita a produrre grandi vini, ma li pensa come veicolo per un cambiamento reale, tangibile, misurabile.

Dalla Val di Non alla Mosella, attraverso i dieci territori della rete Resistenti Nicola Biasi, l’enologia si fa strumento di innovazione, cultura e sostenibilità.

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Bertinga, boutique winery a Gaiole in Chianti

Articolo di WinesCritic.com.

Volta di Bertinga 2015 è ora disponibile in commercio

Bertinga è una realtà vitivinicola gioiello posizionata sulle più alte colline di Gaiole in Chianti. Con il supporto dell’enologo Stéphane Derenoncourt, l’azienda ha scelto di raccontare il proprio territorio attraverso due sole varietà : Sangiovese e Merlot.

Ventiquattro ettari in tutto chiusi in un cerchio magico di pochi chilometri quadrati, sul tetto del Chianti Classico. Tra i vigneti più importanti ci sono il vigneto Bertinga, il vigneto Vertine, il vigneto Adine e il vigneto Poggio Pestine (ultima acquisizione) nomi autorevoli già conosciuti nel territorio molto diversi per suoli ed orientamento, ma legati da una spiccata altitudine e da una decisa pendenza dei filari.

Il 17 Novembre è stato presentato in anteprima Volta di Bertinga in un pranzo stampa pensato per giornalisti, opinion leader e sommelier da Atto di Vito Mollica, una Stella Michelin presso il Palazzo Portinari Salviati a Firenze.

Volta di Bertinga rappresenta l’idea di autenticità di Bertinga. Un Merlot in purezza prodotto da una parcella, la n.10, nel territorio di Gaiole in Chianti.

Caratterizzata da un’esposizione a nord, il suo suolo di origine eocenica, che risale a circa 50 milioni di anni fa, è composto principalmente da marne calcareo-argillose. Si tratta di terreni di media profondità e a basso pH, in cui il Merlot, vitigno precoce per natura, trova un equilibrio perfetto tra potenza e freschezza. L’altitudine del vigneto di 380 metri circondato da boschi dona sempre splendide escursioni termiche tra il giorno e la notte.

Volta di Bertinga 2015 si presenta oggi come un Merlot dal cuore chiantigiano, capace di unire struttura e verticalità, forza e leggiadria. Note di frutti neri maturi, grafite, erbe mediterranee e spezie dolci si fondono in un sorso denso, vibrante e minerale.

L’annata 2015 è valutata internamente in azienda e non solo come un’annata eccezionale. Un inverno mite, con poche giornate fredde, una primavera regolare e senza preoccupazioni. L’estate è stata ottima, poche piogge, temperature elevate a Luglio ed Agosto, intervallate da buone escursioni termiche. La raccolta del Merlot in casa Bertinga è spesso orientata verso la perfetta maturazione delle uve che avviene nella terza o quarta settimana di Settembre.

Per l’occasione ed il lancio di Volta di Bertinga 2015 sono state ideate due piccole verticali dei vini più iconici di Bertinga : Punta di Adine e Volta di Bertinga. Annata 2021,2019 e 2016 per Punta di Adine ed Annata 2019,2016 e 2015 per Volta di Bertinga.

Splendide espressioni a tratti emozionanti hanno colorato la giornata. Un punto in comune la grandezza dell’annata 2016 che in entrambe le espressioni ha confermato la sua autorevolezza e la gran classe.

Al termine della degustazione, l’abbinamento è stato affidato alle sapienti mani di Chef Vito Mollica, attento e caloroso nell’accoglienza degli ospiti.

Pappardelle, burro e timo con ragù di cortile in abbinamento con Chianti Classico, anima ed identità territoriale. La Porta di Vertine è un un vino completo dal carattere territoriale. A seguire Lombo di Capriolo con radicchio tardivo e zucca arrostita in dobbio abbinamento con Bertinga 2018 e Sassi Chiusi 2020. Bertinga è il blend più importante dell’azienda 50% Sangiovese e 50% Merlot. Nasce su terreni ricchi di rocce sedimentarie ed alberese. Sassi Chiusi è invece il blend di 85% Sangiovese e 15% Merlot in uscita sul mercato con 1-2 anni di differenza rispetto al fratello maggiore.

Concludono il pranzo una selezione di formaggi in abbinamento con Punta di Adine 2019 e Volta di Bertinga 2015.

Di WINESCRITIC.COM

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QUIZ Degustazione!

Durante questo evento potrai metterti alla prova con un esperienza divertente e coinvolgente dedicata al vino. Assaggia, osserva, annusa e prova a riconoscere ogni calice lasciandoti guidare solo dai tuoi sensi.

Clicca qui sotto per iniziare il quiz e scoprire se riesci a individuare i vini protagonisti della degustazione. Buona sfida e buon divertimento.

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